Dieta chetogenica: sì o no? Fra mito e realtà.

La maggior parte delle persone, soprattutto nel mese di gennaio, inizia una dieta: chi per perdere quei due-tre chili di troppo accumulati durante le feste, chi perché da tempo ha deciso di intraprendere un percorso atto a raggiungere il proprio peso forma e chi perché ha inserito il “rimettersi in forma” fra i buoni propositi per il 2020.

È quindi abbastanza normale che i media siano tempestati di diete detox e soluzioni miracolose, soprattutto considerando quanto sia difficile perdere peso e quanto sia complesso il percorso di una persona che decidere di seguire una dieta.

Spesso, infatti, i regimi dietetici sono molto rigidi e alcuni regimi alimentari “vecchio stile” non tengono in considerazioni i gusti del paziente, obbligandolo a consumare alimenti che non sono di suo gradimento, e soprattutto non sempre si riesce a mantenere il peso perso nel corso del tempo.

Negli ultimi anni un regime alimentare che ha riscosso molto interesse e di cui si sente parlare sempre più spesso è il low carb, cioè la cosiddetta cheto-dieta o dieta chetogenica.

Si definisce dieta chetogenica “un regime alimentare che fornisce in genere meno di 800 kcal/die e con un apporto di carboidrati compreso fra i 20 e i 50g/die”. Significa quindi che dal 60 al 90% dell’energia per l’organismo viene assunta sotto forma soprattutto di grassi e di proteine.

Questo tipo di dieta induce nell’organismo quello che viene definito uno stato di “chetosi”, cioè il corpo smette di utilizzare gli zuccheri come fonte di energia e, mentre il resto dell’organismo inizia a sfruttare le riserve di grasso, il sistema nervoso inizia ad impiegare i corpi chetonici prodotti dal metabolismo come fonte di energia.

In origine questa dieta era stata ideata, con successo, come trattamento per alcune forme di epilessia resistente ai farmaci e come trattamento per gravi obesi che non riuscivano a perdere peso seguendo un regime ipocalorico bilanciato; dato che porta buoni risultati anche in termini di calo ponderale rapido, oggi viene adottata in maniera indiscriminata da molte persone normopeso come dieta atta al dimagrimento.

Nel momento in cui si decide di adottare un regime alimentare di tipo chetogenico sicuramente la prima cosa che si nota è effettivamente un calo di peso molto rapido.

Questa riduzione è dovuta principalmente ad una perdita di liquidi legata alla variazione metabolica che questa dieta induce nell’organismo. Inoltre, diversamente da molte diete dimagranti ipocaloriche, la dieta chetogenica non causa “senso di fame” grazie all’assunzione di grassi che prolungano il senso di sazietà.

In seguito a queste considerazioni è facile capire come mai questo regime alimentare abbia riscosso così tanto successo e come mai sembra essere così ben tollerato dai più. Perdere peso senza contemporaneamente patire la fame il tutto in un’unica dieta, cosa si può volere di più?

In realtà, come per la maggior parte delle cose, c’è un rovescio della medaglia: molti ignorano il fatto che un regime alimentare di questo tipo adottato in maniera non bilanciata, non controllata e protratto sul lungo periodo, può causare danni ai reni, all’apparato circolatorio e a gravi carenze nutrizionali.

Come sottolinea, in un’intervista sul Fatto Alimentare, la dottoressa Lucilla Titta (nutrizionista e ricercatrice dello IEO – istituto oncologico europeo) le diete chetogeniche prevedono un massiccio consumo di alimenti di origine animale: questo, oltre ad avere un impatto negativo dal punto di vista ambientale, riduce considerevolmente il consumo di frutta, verdura e cereali integrali con conseguente scarso apporto di fibra, minerali e vitamine.

Spesso anche il consumo di latticini è scarso e ridotto solo a yogurt e latte magro, questo aumenta il rischio di patologie legate al sistema scheletrico.

Un altro aspetto da tenere in considerazione, e che viene spesso ignorato, è l’impatto psicologico che questa dieta può avere su alcuni pazienti. Si è visto infatti che per alcuni utenti più fragili, protrarre una dieta chetogenica per diverso tempo è molto pesante da tollerare: i pazienti, dopo un’alternanza di periodi di totale assenza di carboidrati e periodi di improvvise abbuffate, iniziano a considerare i carboidrati un cibo cattivo inducendo un circolo vizioso da cui è molto difficile uscire.

Nonostante questo, però la letteratura scientifica relativa agli effetti collaterali delle diete chetogeniche bilanciate è ad oggi ancora insufficiente. Se si decide di seguire un regime low carb con lo scopo di perdere peso, e in assenza di patologie particolari, è necessario applicarlo con parsimonia, farsi seguire da uno specialista e adottarlo per periodi di tempo limitati. Il paziente va preventivamente valutato dal punto di vista clinico e dovrebbe essere seguito attentamente durante tutto il corso della dieta.

Relativamente all’aspetto psicologico le diete chetogeniche “fai da te” (quindi attuate in maniera sconsiderata, senza l’ausilio di uno specialista e affidandosi a diete standardizzate o indicazioni trovate su internet) possono considerarsi al limite del diseducativo: non insegnano nulla sul gestire in maniera bilanciata la propria alimentazione ed infatti, nonostante nel modello di dieta chetogenica corretto i carboidrati debbano essere reintrodotti nel corso del tempo, capita che negli utenti rimanga insita l’idea che i carboidrati siano nutrienti dannosi, da evitare, e questo porta ad un regime low carb protratto ad oltranza.

Inoltre, come non esistono evidenze certe della dannosità della cheto-dieta, non esistono nemmeno prove sufficienti che i risultati ottenuti seguendo un regime alimentare low carb siano migliori e più duraturi rispetto a quelli raggiunti con una normale dieta bilanciata.

Per utilizzare le parole della dottoressa Titta “le conoscenze attuali non giustificano l’idea che le diete low carb siano più efficaci di altri regimi per perdere peso, e tanto meno che permettano di stabilizzarsi sul peso desiderato”.

Per riuscire a perdere peso in modo duraturo è più utile seguire un regime ipocalorico in cui però siano rappresentati tutti i diversi nutrienti: carboidrati, grassi e proteine.

Se si impara a mangiare correttamente e si associa alla sana alimentazione un adeguato livello di attività fisica, questo dovrebbe diventare lo stile di vita corretto da seguire in maniera continuativa e stabile per tutta la vita, evitando così di andare incontro a carenze nutrizionali e godendosi allo stesso tempo i piaceri gastronomici.

Fonti e approfondimenti:

https://ilfattoalimentare.it/dieta-chetogenica-terapia-moda.html

https://ilfattoalimentare.it/diete-low-carb.html

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/neuroscienze/epilessia-in-quali-casi-puo-essere-utile-la-dieta-chetogenica

https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/lesperto-risponde/dieta-chetogenica-di-cosa-si-tratta

https://www.mauriziotommasini.it/dieta-chetogenica/

 

 

“Non è un FORMAGGIO” - Nuovi prodotti sostitutivi del FORMAGGIO a base frutta secca
Progetto cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale nell’ambito del bando Regione Emilia Romagna POR FESR 2014-2020 “bando per progetti di ricerca collaborativa e sviluppo delle imprese” – DGR 773/2015 e succ. mod.. IMPORTO DEL CONTRIBUTO CONCESSO: euro 197.994,23 PERIODO DI SVOLGIMENTO: maggio 2016 – ottobre 2017 DESCRIZIONE: Il progetto consiste nella realizzazione di un prodotto di tipo nuovo sostitutivo del formaggio nelle diete vegane, vegetariane e nelle diete per intolleranti al latte e alle sue proteine. Il prodotto realizzato anche mediante l’utilizzo di latte estratto dalla frutta secca avrà caratteristiche organolettiche molto simili a quelle del formaggio ricavato dal latte, ma sarà di origine vegetale. OBIETTIVI: 1. definire il trattamento ottimale a cui deve essere soggetta la materia prima per ottimizzare resa, qualità nutrizionale ed organolettica del prodotto finito 2. assicurare la realizzazione di un prodotto agroalimentare sicuro 3. intervenire sulle tecniche di conservazione del prodotto 4. individuare il packaging ottimale 5. offrire sul mercato un prodotto salubre e sicuro in grado di rispondere a cambiamenti di tipo culturale e alimentare RISULTATI: Il progetto ha lo scopo di realizzare prodotti fermentati innovativi, a partire dalla frutta secca, indirizzati a consumatori vegetariani/vegani/intolleranti. - messa a punto delle condizioni ottimali di processo - innalzamento delle caratteristiche di stabilità e sicurezza alimentare - studio e la messa a punto di tipologie di imballaggi