Nobel per la pace 2020 al “Programma Alimentare Mondiale” delle Nazioni Unite

logo WFP programma alimentare mondiale

Il Comitato Norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il Premio Nobel per la Pace 2020 al WFP (World Food Programme) cioè il Programma Alimentare Mondiale, la cui sede è a Roma, “per gli sforzi finalizzati a combattere la fame e per aver agito come forza trainante al fine di prevenire l’uso della fame come arma di guerra”.

Nato nel 1961 e divenuto ufficialmente programma dell’ONU nel 1965, il WFP è la principale agenzia impegnata a salvare e migliorare le vite, fornendo assistenza alimentare nelle emergenze e lavorando con le comunità per migliorarne la nutrizione e costruirne la resilienza.

Le attività del WFP si concentrano nell’assistenza d’emergenza, nel soccorso e nella ricostruzione, nello sviluppo e nelle operazioni speciali.

Di seguito alcuni dati del 2019 che permettono di capire perché il Programma Alimentare Mondiale è un pilastro così importante nella lotta alla fame nel mondo:

  • Ha fornito assistenza a 97 milioni di persone – il numero più altro dal 2012 – in 88 paesi.

  • Ogni giorno 5.600 camion, 30 navi e circa 100 aerei del WFP si attivano per portare cibo e altri tipi di assistenza a chi ne ha più bisogno.

  • Ha distribuito 4,2 milioni di tonnellate di cibo e 2,1 miliardi di dollari tramite voucher e trasferimenti di contante (il programma è finanziato attraverso donazioni volontarie di governi e privati). Il cibo viene acquistato il più vicino possibile a dove esso è necessario, in modo da risparmiare tempo, denaro sui costi di trasporto e contribuire a sostenere l’economia locale, dove ci sono delle difficoltà il trasferimento di denaro facilita l’acquisto direttamente sul posto.

  • Ha fornito pasti a scuola a oltre 17,3 milioni di bambini e bambine in 50 paesi, spesso nelle regioni più inaccessibili.

  • Lo staff del WFP conta oltre 17.000 dipendenti in tutto il mondo; di essi, oltre il 90 per cento si trova in paesi in cui l’agenzia fornisce assistenza.

Negli ultimi mesi il WFP si è inoltre dedicato molto anche alle conseguenze della pandemia da Covid-19, che ha costretto i governi di tutto il mondo ad introdurre restrizioni rigidissime con effetti sugli indici di disoccupazione e di povertà.

Nonostante gli sforzi però nel 2019 ancora 135 milioni di persone, in 55 paesi, hanno sofferto di insicurezza alimentare acuta e circa una persona su tre nel mondo, soffre di qualche forma di malnutrizione.

Due terzi degli interventi del Programma si svolgono in paesi colpiti da conflitti (Yemen, Siria, Burkina Faso, Nigeria, ecc.), dove il rischio per le popolazioni di essere denutrite è tripla rispetto ai paesi in pace, infatti il legame tra fame e conflitto armato è un circolo vizioso: le guerre causano carenza di cibo o difficoltà di accesso ad esso e, allo stesso tempo, l’insicurezza alimentare e la fame possono essere causa di conflitti e violenza.

Fra i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile adottati dalla comunità mondiale nel 2015 c’è Fame Zero, un impegno collettivo a mettere fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere l’agricoltura sostenibile: questi obiettivi coincidono con le priorità del Programma Alimentare Globale che ogni giorno si impegna per rendere sempre più possibile un mondo a fame zero.

Come si legge nel sito del WFP:

“Il mondo ha fatto grandi progressi nella riduzione della fame: rispetto al 1990-92, sono 300 milioni le persone che non soffrono più la fame, nonostante la popolazione mondiale sia aumentata di 1,9 miliardi.

Ma c’è ancora molto a fare e nessuna organizzazione può raggiungere la Fame Zero da sola.

Se vogliamo avere un mondo libero dalla fame entro il 2030, governi, cittadini, organizzazioni della società civile e il settore privato devono collaborare per investire, innovare e creare soluzioni durature”.

Fonti e approfondimenti:

https://it.wfp.org/wfp-in-breve

https://it.wfp.org/fame-zero

“Non è un FORMAGGIO” - Nuovi prodotti sostitutivi del FORMAGGIO a base frutta secca
Progetto cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale nell’ambito del bando Regione Emilia Romagna POR FESR 2014-2020 “bando per progetti di ricerca collaborativa e sviluppo delle imprese” – DGR 773/2015 e succ. mod.. IMPORTO DEL CONTRIBUTO CONCESSO: euro 197.994,23 PERIODO DI SVOLGIMENTO: maggio 2016 – ottobre 2017 DESCRIZIONE: Il progetto consiste nella realizzazione di un prodotto di tipo nuovo sostitutivo del formaggio nelle diete vegane, vegetariane e nelle diete per intolleranti al latte e alle sue proteine. Il prodotto realizzato anche mediante l’utilizzo di latte estratto dalla frutta secca avrà caratteristiche organolettiche molto simili a quelle del formaggio ricavato dal latte, ma sarà di origine vegetale. OBIETTIVI: 1. definire il trattamento ottimale a cui deve essere soggetta la materia prima per ottimizzare resa, qualità nutrizionale ed organolettica del prodotto finito 2. assicurare la realizzazione di un prodotto agroalimentare sicuro 3. intervenire sulle tecniche di conservazione del prodotto 4. individuare il packaging ottimale 5. offrire sul mercato un prodotto salubre e sicuro in grado di rispondere a cambiamenti di tipo culturale e alimentare RISULTATI: Il progetto ha lo scopo di realizzare prodotti fermentati innovativi, a partire dalla frutta secca, indirizzati a consumatori vegetariani/vegani/intolleranti. - messa a punto delle condizioni ottimali di processo - innalzamento delle caratteristiche di stabilità e sicurezza alimentare - studio e la messa a punto di tipologie di imballaggi