Una Dieta Sostenibile è possibile: per noi e per il pianeta

Il 17 gennaio ad Oslo la Commissione EAT-Lancet ha presentato il report di un progetto di ricerca e revisione durato 3 anni il cui obiettivo era gettare le basi per la definizione di una dieta universale, sana e sostenibile dal punto di vista ambientale.

Questo studio si è rivelato necessario in quanto è sempre più evidente che la scelta del cibo e il modo in cui questo viene coltivato, trasformato, trasportato, consumato e sprecato influiscono in maniera evidente sullo stato di salute non solo delle persone, ma anche dell’intero pianeta.

Esistono forti evidenze a sostegno del fatto che le produzioni alimentari siano tra le maggiori produttrici di gas serra e tra i principali responsabili dei cambiamenti ambientali globali in particolare cambiamenti climatici, perdita di biodiversità, sfruttamento delle acque dolci, interferenze con i cicli globali di azoto e fosforo e cambiamenti del sistema terrestre. Allo stesso tempo, diete non sane sono tra i principali fattori di rischio per l’insorgenza di malattie come diabete, patologie cardiovascolari e tumori in tutto il mondo. Si stima che l’incidenza di una dieta sbagliata sulle cause di mortalità sia più alta di quella di alcol, droghe, tabacco e rapporti sessuali non protetti messi assieme. A questo si aggiunge il forte stato di denutrizione globale nei paesi in via di sviluppo: oggi infatti più di 800 milioni di persone non hanno cibo sufficiente per il proprio sostentamento, mentre molti altri paesi seguono regimi alimentari scorretti fatti di porzioni eccessive e alimenti combinati in maniera sbagliata che sono causa di insorgenza di sovrappeso e obesità.

Alla luce di queste considerazioni risulta evidente che la trasformazione del sistema alimentare debba essere radicale, urgente e indispensabile.

Per fare ciò la commissione si è concentrata su due aspetti fondamentali della filiera alimentare:

  • Consumo finale: identificare quale sia la dieta più idonea per mantenere lo stato di salute della popolazione

  • Produzione: identificare quali possano essere le modifiche da attuare alla filiera di produzione alimentare per renderla sostenibile

Il team, composto da oltre 30 tra i massimi esperti impegnati in diversi settori (salute umana, agricoltura, scienze politiche e sostenibilità ambientale) provenienti da tutto il mondo, ha lavorato per definire una dieta universale di riferimento per stimare gli effetti sulla salute e sull’ambiente derivati da una dieta alternativa, rispetto alle diete standard attuali spesso ad alto contenuto di alimenti trasformati e non sani.

Oltre ad avere effetti positivi sulla salute la dieta universale dovrà essere in grado di far fronte in maniera sostenibile alla forte crescita demografica prevista nei prossimi anni: le stime delle Nazioni Unite dicono infatti che entro il 2050 la popolazione mondiale raggiungerà circa i 10 miliardi di persone.

I gruppi di lavoro della Commissione si sono interrogati su cinque temi fondamentali:

  • Che cos’è una dieta sana? Cioè una dieta basata su solide evidenze scientifiche che deve ottimizzare la salute, intesa non solo l’assenza di malattia ma come uno stato di benessere completo (fisico, mentale e sociale).
  • Cos’è un sistema alimentare sostenibile?
  • Quali sono le tendenze che danno forma alle diete oggi? Cioè cosa si trova effettivamente nei piatti delle persone nei diversi paesi del mondo.
  • Possiamo ottenere diete sane da sistemi alimentari sostenibili? Come?
  • Quali sono le soluzioni e le politiche che possiamo applicare? Una serie di linee guida che governi, imprese e consumatori dovrebbero seguire per raggiungere gli obiettivi in tema di salute e benessere del pianeta.

Il risultato è una dieta varia, con un apporto calorico giornaliero di 2500 kcal, che prende come modello base la dieta Mediterranea con alcuni aggiustamenti.

La dieta sana e “sostenibile” deve essere composta prevalentemente da una grande varietà di frutta, verdura e proteine di origine vegetale (frutta secca e legumi), ridotte quantità di alimenti di origine animale (quantità moderate di pesce e pollame, poca o nessuna quantità di carne rossa e carni lavorate), deve prediligere i grassi insaturi rispetto ai saturi e consumare quantità limitate di cereali raffinati, cibi altamente trasformati e zuccheri aggiunti.

Di seguito una tabella che riassume le indicazioni principali per una “dieta sostenibile”:

ALIMENTI Grammi Macronutrienti da assumere al giorno (possibile intervallo)

Apporto calorico (kcal) giornaliero

Cereali integrali 232 811
Tuberi o vegetali amidacei 50 (0-100) 39
Vegetali 300 (200-600) 78
Frutta 200 (100-300) 126
Prodotti lattiero-caseari 250 (0-500) 153
Carni rosse 14 (0-28) 30
Pollame 29 (0-58) 62
Uova 13 (0-25) 19
Pesce 28 (0-100) 40
Legumi 75 (0-100) 284
Frutta secca 50 (0-75) 291
Grassi insaturi 40 (20-80) 354
Grassi saturi 11.8 (0-11.8) 96
Zuccheri aggiunti 31 (0-31) 120

 

Questa trasformazione delle abitudini alimentari può verificarsi solo attraverso un’azione multisettoriale e multilivello che coinvolga tutta la filiera, dal produttore fino al consumatore finale.

I cambiamenti che devono essere attuati riguardano:

  • Un sostanziale spostamento delle abitudini alimentari verso schemi dietetici prettamente vegetali: una riduzione del 50% del consumo di carne e zucchero e un raddoppiamento dei consumi di frutta, verdura, frutta secca e legumi,

  • Una forte riduzione delle perdite alimentari e degli sprechi di cibo,

  • L’attuazione di importanti modifiche e miglioramenti nelle pratiche di produzione alimentare.

Il report si chiude con cinque strategie da attuare per rendere possibile la cosiddetta “Grande Trasformazione Alimentare”:

  1. E’ necessario che a livello nazionale ed internazionale ci si impegni nella promozione di un passaggio ad una dieta più sana.
  2. Ridefinire le priorità agricole: passare dalla produzione di grandi quantità di cibo alla produzione di cibo di qualità.
  3. Nuova rivoluzione agricola: aumentare in modo sostenibile la produzione di cibo di qualità, tramite l’innovazione dei sistemi.
  4. Amministrare in modo sostenibile, controllato e coordinato la terra e gli oceani, senza estendere ulteriormente i terreni adibiti all’agricoltura e sfruttare le risorse ittiche in maniera incontrollata.
  5. Dimezzare gli sprechi alimentari su tutti i livelli, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

I dati disponibili ad oggi sono già più che sufficienti per giustificare un’azione immediata; se non viene fatto nulla in proposito le generazioni future finiranno con l’ereditare un mondo gravemente degradato dove gran parte della popolazione soffrirà di malnutrizione e malattie prevenibili.

La Grande Trasformazione Alimentare è sia necessaria che realizzabile.

Euro Company si trova perfettamente in linea con i risultati emersi da questo studio: è indispensabile che l’intera industria alimentare si ponga come obiettivo quello di produrre alimenti più sani e  genuini e di farlo in maniera attenta e sostenibile

  • Ogni giorno infatti ci preoccupiamo che la nostra frutta secca e i nostri prodotti 100% vegetali siano allo stesso tempo buoni, sani, senza zuccheri aggiunti e il meno manipolati possibile.
  • A livello produttivo acquistiamo energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e abbiamo ridotto del 15% le nostre emissioni di CO2.
  • In 2 anni abbiamo ridotto di 24 tonnellate di rifiuti da imballaggio e contiamo di rendere i nostri packaging 100% compostabili entro il 2020.

Ogni azienda e ogni individuo dovrebbe fare la sua parte in questo progetto ambizioso, per il bene nostro e del nostro pianeta.

Walter Willett, Johan Rockström, Brent Loken, Marco Springmann, Tim Lang, Sonja Vermeulen, Tara Garnett, David Tilman, Fabrice DeClerck, Amanda Wood, Malin Jonell, Michael Clark, Line J Gordon, Jessica Fanzo, Corinna Hawkes, Rami Zurayk, Juan A Rivera, Wim De Vries, Lindiwe Majele Sibanda, Ashkan Afshin, Abhishek Chaudhary, Mario Herrero, Rina Agustina, Francesco Branca, Anna Lartey, Shenggen Fan, Beatrice Crona, Elizabeth Fox, Victoria Bignet, Max Troell, Therese Lindahl, Sudhvir Singh, Sarah E Cornell, K Srinath Reddy, Sunita Narain, Sania Nishtar, Christopher J L Murray; Food in the Anthropocene: the EAT–Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems; The Lancet Commissions; January 16, 2019.

“Non è un FORMAGGIO” - Nuovi prodotti sostitutivi del FORMAGGIO a base frutta secca
Progetto cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale nell’ambito del bando Regione Emilia Romagna POR FESR 2014-2020 “bando per progetti di ricerca collaborativa e sviluppo delle imprese” – DGR 773/2015 e succ. mod.. IMPORTO DEL CONTRIBUTO CONCESSO: euro 197.994,23 PERIODO DI SVOLGIMENTO: maggio 2016 – ottobre 2017 DESCRIZIONE: Il progetto consiste nella realizzazione di un prodotto di tipo nuovo sostitutivo del formaggio nelle diete vegane, vegetariane e nelle diete per intolleranti al latte e alle sue proteine. Il prodotto realizzato anche mediante l’utilizzo di latte estratto dalla frutta secca avrà caratteristiche organolettiche molto simili a quelle del formaggio ricavato dal latte, ma sarà di origine vegetale. OBIETTIVI: 1. definire il trattamento ottimale a cui deve essere soggetta la materia prima per ottimizzare resa, qualità nutrizionale ed organolettica del prodotto finito 2. assicurare la realizzazione di un prodotto agroalimentare sicuro 3. intervenire sulle tecniche di conservazione del prodotto 4. individuare il packaging ottimale 5. offrire sul mercato un prodotto salubre e sicuro in grado di rispondere a cambiamenti di tipo culturale e alimentare RISULTATI: Il progetto ha lo scopo di realizzare prodotti fermentati innovativi, a partire dalla frutta secca, indirizzati a consumatori vegetariani/vegani/intolleranti. - messa a punto delle condizioni ottimali di processo - innalzamento delle caratteristiche di stabilità e sicurezza alimentare - studio e la messa a punto di tipologie di imballaggi