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Pinoli / ITALIA

Walter Scott, scrittore e poeta scozzese diceva: “È meraviglioso come la forza degli obiettivi così come l’audacia e l’energia della volontà, siano risvegliate dalla garanzia che stiamo compiendo il nostro dovere”.

A questo si ispirano i membri della Ciavolino Daniele e Figli Napoli Srl, azienda nata nel 1950 quando nonno Daniele, a Torre del Greco, intraprese con passione l’attività di raccolta e lavorazione delle pigne dell’area vesuviana e che oggi, guidata dai nipoti Daniele Santo e Luana, vanta un’esperienza consolidata nell’acquisto delle pigne e nelle attività di trasformazione sino al pinolo.

Il pinolo è il seme del pino domestico (Pinus pinea), un albero iconico del panorama italiano, tanto da essere conosciuto nel mondo anglosassone anche come “Italian stone pine”. Molto longevo, potenzialmente secolare, il pino inizia a produrre semi solo dopo circa 15 anni e ogni pianta produce più o meno un solo 1kg di pinoli a stagione: per questo motivo i pinoli sono tra le “nuts” più costose presenti sul mercato.

In passato la raccolta delle pigne rappresentava un’operazione faticosa e anche molto pericolosa: i raccoglitori, infatti, si arrampicavano sui pini utilizzando arpioni ai piedi, corde e imbragature. Oggi la raccolta avviene ancora a mano, ma perlopiù tramite elevatori meccanici. Esistono ancora alcune realtà, dov’è possibile assistere alla raccolta tradizionale con lo scopo di mantenere viva la memoria di un mestiere, quello del raccoglitore, che ha segnato la vita di generazioni.

In seguito alla raccolta il processo di lavorazione prevede le fasi di estrazione dei pinoli dalla pigna, la sgusciatura e la cernita. Le pigne vengono riscaldate per essere “ammorbidite” e favorire la fase di apertura, che permette di separare la pigna dai pinoli in guscio. È interessante come in alcune aziende la parte legnosa di scarto della produzione venga impiegata per alimentare le caldaie dell’azienda stessa o venduta come biomassa per produrre energia.